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Struttura per età e stato civile

Guardando più nello specifico alla composizione della popolazione per età, sesso e stato civile, la fig. 1.5 rappresenta la distribuzione di queste caratteristiche per la popolazione residente a Napoli aggiornata a gennaio 2012. La popolazione è riportata per classi quinquennali di età sull’asse Y, mentre sull’asse X sono riportati due grafici a barre a specchio con i maschi (a sinistra) e le femmine (a destra). I diversi colori evidenziano la distribuzione della popolazione per stato civile: celibi e nubili, coniugati, vedovi e divorziati. La forma di questo tipo di grafico dipende dall’andamento demografico di una popolazione, con variazioni visibili in periodi di forte crescita demografica o di cali delle nascite. Stando ad un’analisi longitudinale, in Italia questo ha avuto la forma simile ad una piramide fino agli anni ‘60, cioè fino agli anni del boom demografico. Attualmente invece evidenzia un andamento gaussiano ed, in particolare, è possibile cominciare ad evincere alcune fondamentali differenze nella popolazione di riferimento guardando alle distribuzioni per genere. Le donne presentano un’età mediana più elevata che ricade nella classe 45-49, mentre per gli uomini si attesta tra i 40-44. Ciò incide anche sull’aspettativa di vita che per le donne continua ad essere più alta. Rispetto allo stato civile è evidente che le donne cominciano prima a sposarsi (sommariamente dai 20 anni) confermando, con tale dato, un retaggio connotato da influenza culturale locale che vede ancora la donna relegata principalmente al ruolo di moglie e madre. Situazione molto meno marcata per gli uomini che cominciano molto più in avanti (a circa 30 anni) a realizzare la propria autonomizzazione dalla famiglia di origine per creare nuclei familiari nuovi.

Figura 1.5 – Piramide delle età per genere e stato civile. Fonte: TuttoItalia.it

 

Caratteristica di prevalenza fondamentale da tenere ben presente è quella relativa alla distribuzione dello stato civile. A livello cittadino, come evidenziato in figura 1.28, se si tiene in considerazione l’intera popolazione femminile a partire da 0 a più di 100 anni, le percentuali di distribuzione sono 48% coniugate, 44% nubili, 7% di divorziate e 1% di nubili. Ovviamente questa procedura non fa che gonfiare la percentuale di nubili a scapito delle altre, in quanto tra 0 e 14 anni difficilmente possono sussistere stati quali coniugata, divorziata o vedova. Restringendo il focus solo sulla fascia dai 15 ai 64 anni, invece, le percentuali di distribuzione si modificano, si riponderano, mostrando una fortissima prevalenza delle coniugate (56%), alle quali, nel periodo storico in cui viviamo, si aggiungono facilmente altre percentuali di convivenze e coppie di fatto, seguite dalle nubili, la cui percentuale cala al 40%, mentre le vedove e le divorziate salgono di un punto percentuale ciascuna. Considerando la percentuale di nubili e tendo in considerazione i processi di secolarizzazione, il ritardo nella costituzione di un nucleo familiare proprio e i processi di emancipazione femminili, questa sembra essere piuttosto inconsistente rispetto a quello che ci si sarebbe potuti attendere (ad esempio una sommaria equivalenza con la quota delle coniugate) confermando il fatto che prevale ancora una visione di stampo tradizionale rispetto alla famiglia nella mentalità napoletana, seppure è vero che si è allargata la fascia d’età in cui si compie il grande passo del matrimonio, attualmente estesa tra i 25 ed i 40 anni, come si può vedere in figura 1.29.

Figura 1.28: Distribuzione dello stato civile su intera popolazione e su porzione indagata Elaborazioni del Dipartimento di Scienze sociali Università di Napoli Federico 

Figura 1.29: Istogrammi di composizione per fascia d’età e stato civile Elaborazioni del Dipartimento di Scienze sociali Università di Napoli Federico

Riportando, anche in questo caso, per il 2001, la suddivisione cittadina per stato civile, si può notare, nella fig. 1.32, un ulteriore mutamento. La popolazione indagata sembra bipartita nelle due categorie di maggioranza, coniugate (43%) e nubili (42%). Percentuale di non scarso rilievo anche quella associata alle vedove (12%), irrisorie invece le percentuali di separate e divorziate. Questo probabilmente strettamente connesso alla matrice culturale tradizionalista e familista che prevale per la maggiore nel contesto napoletano, tendendo per tanto a non ufficializzare le situazioni di separazione soprattutto quando si hanno minori a carico. Tuttavia per questa distribuzione non è stato possibile eliminare la classe tra 0 e 14 anni che ovviamente gonfia la percentuale cittadina di nubili di almeno 8 punti percentuali. Inoltre, non si dispone dell’indicazione relativa alla composizione per fascia d’età che per il 2011 ci ha consentito anche di individuare l’innalzamento progressivo dell’età da matrimonio. Tuttavia, rifacendoci al report diffuso dall’Istat (Italia in cifre – 2002), per quanto riguarda l’età media al matrimonio per le giovani napoletane di tratta questa volta della fascia compresa tra i 20 ed i 29 anni, decisamente residuali tutte le restanti. Ciò riconferma l’ipotesi d’influenza del retaggio culturale, molto più determinante dodici anni fa rispetto a quanto accade attualmente. Di fatti, come visto, si parla di un prolungamento rispetto alla scelta matrimoniale che si estende alla fascia che va dai 25 ai 40 anni.

Figura 1.32: Distribuzione dello stato civile su intera popolazione femminile – Elaborazioni del Dipartimento di Scienze sociali Università di Napoli Federico su dati Istat 2001.

Per avvalorare quanto affermato si può, ulteriormente disaggregare il dato per stato civile nelle municipalità, fig. 1.39. Rispetto al 2001 quello che risulta evidente è che non esistono marcate prevalenza e che la distribuzione degli stati risulta simile in tutte le municipalità tenuto anche conto del fattore numerosità delle presenze di base, per cui picchi più alti ad esempio di coniugate e nubili, si possono notare in municipalità come la 5, 6, 9 o 10, che sono anche quelle con più forte presenza femminile residente.

Figura 1.39: Distribuzione delle donne residenti per stato civile e per municipalità – Elaborazioni del Dipartimento di Scienze sociali Università di Napoli Federico su dati Statistiche Comune di Napoli 2001

Se si guarda, invece alla distribuzione dello stato civile per municipalità rispetto al 2011, fig. 1.40,  avendo tagliato la parte più giovane (da 0 a 16 anni) e quella più anziana (da 68 in su), ovviamente diminuisce vertiginosamente il numero delle nubili e delle vedove, ed a prevalere, in maniera pressappoco generalizzata, sono le coniugate in tutte le municipalità. Numericamente più consistenti sono le coniugate nelle municipalità 6, 9, 5, 4 e 2, che, come per il 2001, rispecchiano anche la questione di numerosità effettiva delle presenze per ciascuna municipalità. Quote consistenti di nubili si ritrovano ancora nelle municipalità 6, 9, 5 e 2. Più vedove nella municipalità 5, e questo coerentemente con la prevalenza della fascia d’età più avanzata. Più separate e divorziate nelle municipalità 6, 7, 8 e 9, ancora una volta per una questione numerica relativa alle presenze ma anche perché in queste municipalità prevalgono, come più volte detto, molti più  nuclei familiari.

Figura 1.40: Distribuzione delle donne residenti per stato civile e per municipalità – Elaborazioni del Dipartimento di Scienze sociali Università di Napoli Federico su dati Anagrafe Comune di Napoli 2011.

A cura del Dipartimento di Scienze sociali Università di Napoli Federico II Direzione e coordinamento: Enrica Amaturo, Anna Maria Zaccaria Gruppo di ricerca: Flavia Menna, Dario Minervini, Gabriella Punziano

 

 

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